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Al-Mutadibi. Anatomia dell'occhio (XII secolo) Il Cairo, Egyptian National Library

Il tramonto della scienza araba

A parte qualche turbolenza iniziale, ad esempio la distruzione della biblioteca di Ctesifonte, durante l’espansione dei primi secoli il mondo islamico riuscì a creare un clima di tolleranza e collaborazione tra pensatori di fede diversa, e tramite la mediazione dei dotti cristiani, ebrei e zoroastriani riuscì ad entrare in contatto con l’antico sapere greco.
Questo permise agli Arabi di sviluppare diverse scienze fino ad eguagliare, e in alcuni casi superare, gli antichi. A quest’epoca risalgono importanti trattati di ottica, ingegnose invenzioni meccaniche, preziose intuizioni mediche e biologiche, esperimenti di alchimia ecc.
I musulmani divennero in particolare maestri di trigonometria sferica, disciplina che consentiva loro di calcolare sempre con precisione, ovunque si trovassero, la posizione della Mecca, in direzione della quale dovevano pregare cinque volte al giorno.
Diffusissimi erano gli osservatori astronomici, spesso integrati nelle moschee e finanziati dai potenti allo scopo di beneficiare di oroscopi precisi.

Eppure attorno al XII secolo la scienza islamica entrò in un periodo di crisi e regresso. Questo sembra in gran parte addebitabile all’affermazione della scuola teologica asharita, soprattutto nella figura di Al-Ghazali, che pure si era dedicato alla trattazione di alcune questioni scientifiche..
Gli Ashariti tendevano a diffidare delle capacità conoscitive umane, scoraggiando dunque le iniziative nel campo della ricerca, e a rifiutare il sapere greco, da cui la scienza islamica aveva sempre attinto con sommo profitto.
Oltre a ciò, Al Ghazali predicava una forma di occasionalismo che avrebbe avuto effetti nefasti: secondo lui Allah è causa di tutte le cose, quindi sostenere che un fenomeno ne causa un altro, come fanno gli scienziati, è una posizione eretica per la quale è lecito comminare una condanna a morte.
Si apre così una nuova era segnata da mille difficoltà per filosofi e scienziati (Averroè per esempio viene accusato di empietà e costretto alla fuga).
Nello stesso periodo però, in Europa, Gerberto d’Aurillac, divenuto poi papa col nome di Silvestro II, diffonde nel continente alcune conquiste della cultura araba che aveva conosciuto durante la sua permanenza in Spagna.
Le opere arabe iniziano così a penetrare nel mondo cristiano, e tramite esse l’occidente riscopre le perdute radici greche.

Se il XII secolo potrebbe essere considerato il termine della scienza islamica, allo stesso tempo potrebbe essere ricordato come l’inizio del cammino scientifico moderno in Occidente.

Bibliografia: “Storia della filosofia Vol. 3”, a cura di Umberto Eco e Riccardo Fedriga, Gruppo Editoriale L’Espresso 2015

Articolo originale su Storia delle Idee

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