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Tag Archives: Satura

Gli schiavi moderni

Servi utili siamo Noi che qui seminiamo Nel pianto tenendo il capo chino. Che importa chi raccoglie? Nessuno dirà che non lavorammo, Che non morimmo per la causa santa. Siamo le forti doglie, Del mondo partoriente la fatica; Di questo tempo gli schiavi antichi Redivivi e pronti al nuovo sforzo; Noi siamo gli ingranaggi della terra, Siamo lavoro senza interruzione, In corpo morto vita, Terreno inferno senza paradiso, Sacrificio novel senza compenso. Siamo la gloria del primo peccato, Di sé rigonfio fino alla fine, Siamo nel fango denso Che ci soffoca e avvolge il tronco Gioiosi di perire senza gioia. …

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Sociologia

  Quest’idea che l’uomo è relazione, Senza dire qual relazione sia, Molti ha sperso nella confusione Di una casuale compagnia, E poi nel soffocar della finzione Che il proprio cuor non sia in agonia. Ma il cor sanguina a ricordare: Amicizia è dono singolare.

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L’intellettuale

  L’intellettuale Proclamava sul nobile giornale Che l’uomo non è bestia. E pure, seduto a discettare, Lasciava alle meccaniche genti Il compito di fare lui e il mondo Diversi da un covo d’animale.

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Senilità

  “I giovani non san più l’educazione” Mugugnava il vecchio con furore, Fattosi strada con spallata e spintone. E pur l’unico era a non avere chiesto Né perdono, né permesso.

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Moralia minimorum

Un non pensante nell’aria siderale Non ode il trillo dell’ordine arrivare; Tutto s’inquieta e cerca un segno Esterno al viver che gli è male. Rigonfio di un leopardico sdegno S’ingegna in maniera peguyana, Frugando l’hic et nunc a lanternino: Sia mai che la legge del vicino Nuova ridente il suo sapor di ascesi Gli generi nell’animo il divino.  

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Un semicolto qualunque

Un semicolto qualunque, Arrivato infine al dunque, Ha ripetuto, perfetto, il manuale. Qual gioia veder che tanti studi Si realizzino in un bar intellettuale.

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La grammatica divina ha scelto alcuni

La grammatica divina ha scelto alcuni Da associare alle sue schiere benedette; Gibrail l’ha riposta nell’orecchio degli eletti che vivranno nei giardini. Gli altri, bontà Sua, stian sottomessi e non cambino una yaa della sua legge.

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La morale che trita

Se tu fossi per me il respiro, Sorella mia, Non morirei Ad ogni passo che mi costringi a fare. Il tuo affanno m’uccide, M’affanna il giudizio, L’occhi lo sguardo sfregia, Abbassa, alla terra incatena, Sol perché non son di luce accesi, Incapace di un bene preteso.   Ave Maria di grazia plena Salva me da questa furia morale Mortale, Mi tragga la tua mano Dalla mia merda, dal fango e dal guano; Fa che lo sforzo mio Non si sprechi invano.

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