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Tinúviel!

“Morto che cammina, morto che cammina” Son io, che grigio e tetro mi trascino Senza lagrime per le vie piangendo, Tratto come cieco da sorte avara. Tu Lúthien dovei per me esser Ed io Beren ristoro in te trovar; Ma sol sull’erba languo e piango e strido E grido’l nome tuo, ma invano. E invano pronuncio amare parole, Che sol riecheggian: “Tinúviel Tinúviel”, Ma Tinúviel, lontana, non torna. Di Sauron invoco fedeli schiatte, Che al tormento mio seduta stante Fine pongan d’inutile vita mia.

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Maledetti!

Maledetti voi che non capite Maledetti voi che saper ardite Maledetti i pavidi consigli Maledetti siate voi conigli Maledetto il vostro orgoglio Maledetto bugiardo cordoglio Maledette vostre frasi fatte Maledette sian’esse disfatte. Maledetta d’asil sicumera Maledetto chi ancor ci spera Maledetto dal mattino a sera. Maledetti insulsi pareri Maledetti giudizi austeri Maledetti or come ieri.

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Versi a Rossana #5

Nell’abbraccio esser vorrei l’affetto Che ti salva, e certo non lo sono. Ma tu non sai e sei divin salvezza, Amor a me di Dio per tua bellezza. Amor, se del tuo amor son degno, O se pur nulla valgo per la Grazia Eccelsa sii mia croce e sostegno.

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Versi a Rossana #4

Naos e Righel sono i tuoi occhi E così li ricordo, Dolci stelle lontane, Chiuso fra trite nubi Torinesi. Non degno d’uno sguardo le puttane Che mettono a nudo mercanzia: Tutto che tu non sia M’è poco e nulla e vuoto. Ma la lieve cascata Dei capelli del colore d’autunno La bianca pelle, i gesti usati, Mi rendono un porto di sospiri. Possa l’agile nave D’un tuo pensier un giorno riposare In tal cala ascosa Ed altri sospiri ancor rubare.

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Versi a Rossana #3

O Dio, perché tant’ardo? Perché di tant’amor mi bruci il core? Perché i sospiri lo spirto gagliardo Mi strappan dal petto ad ogni sguardo Mio a lei, a me suo, dolce Signore? Strappi a questo petto il cuore, frantumi tua misera creatura. Tu m’hai promesso gioia in tal amore, In questo amore gioia mi rendi, Ché non son vani i tuoi giuramenti!

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Versi a Rossana #2

D’improvviso lo spavaldo füoco Ghiaccio s’è fatto in petto; Ardente amore teme difetto Del mio cor o del mio viso amante Indegno mi faccia al dolce gioco. O bocca e cor ardente, Tremebondi al pensier di lei stupenda, Non tremate ancor, Ancor il capo mesto non piegate A pensier tristo ed a distanza amara! Non v’è gioia per il vile che dispera! È quando cala l’ombra della sera Che si prova l’amore della luce, E se non è esso che ci conduce In quale amor sperare potremo?

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Versi a Rossana #1

Dipendo dall’umore di una donna, e mi scuotono l’onde del suo mare. S’ella ride del suo riso m’infiammo, Soffoco nel padule Della dolcissima sua angoscia, Nel gelo del suo dire Il verso mio s’incrina. Or dite, mia regina, Per quanto ancor questa mia pena Sarà senza risposta? È mia speranza vana, O del mio cuor sovrana?

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Madrigale triste

Inquietudine mia che mi sovrasti E in abbraccio di spine mi cingi Leggero e non stringi Perch’un lieve moto appena basti A sfregiare la carne del mio intento, Per quanto ancora, ancor per quanto Poserai a soffocarmi il petto? Nel mio fallir d’un giorno ho misurato Ogni inutile sforzo Ed ogni vano desiderio mio In cui il tempo spesi, E tu ad un orecchio hai sussurrato: La vita fugge e tu se’ lento ormai E del vento c’hai colto, che farai?

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Poesia sfuggente

Inseguo i miei versi come un folle, Strepitando a sera: Aspettar vi convien fino a domani Che lucida mente e rapide mani V’affidino alla carta sincera; Ma sotto al sole il verso molle E stanco già s’accascia. Pöesia è nottola, è gufo, Stella e luna, vespero e tramonto. Notturno amante amor come bagascia Abbandona pria che il sole sorga Il talamo ch’avea fatto di füoco.

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Perisca prosa!

Versi liberi, versi sciolti Per il popolo, per i colti, Che sian dritti oppure storti, Un po’ lunghi e un po’ corti. Di morali sian latori, Di sollazzi portatori, Da leggere ai figlioli O da recitar da soli. Con penna o con matita, Od anche con le dita O guisa più gradita. Poco conta come: Tempo, posto o nome, Rime non sian dome. Ma una cosa Io urlo a iosa: Perisca prosa!

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