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Privacy e proprietà

Può darsi che la norma che costringe a pagare una cifra irrisoria per delle bustine di plastica fino ad ora regalate abbia un senso; e può altrettanto darsi che abbia un senso la protesta di quelli che, non avendo speso nulla a riguardo fino all’altro ieri, ora si sentono defraudati. Dal punto di vista politico e ideale entrambe le cose hanno un fondamento solido, l’una nelle necessità ambientali, l’altra nella consuetudine e nella percezione dell’inutilità di un ulteriore norma che vada a pescare nelle tasche della gente.

Di certo, però, qualcuno che ha torto c’è e si tratta di quelli che si sono lanciati in commenti a riguardo di coloro che si lamentano di due centesimi sfoggiando telefoni che valgono cinquantamila volte tanto. Nel denunciare una mancanza di buonsenso, non di rado si finisce col lasciare il buon senso in un cassetto, e questo è uno di quei casi. Innanzi tutto occorre far notare che la giustizia o meno di una norma non è determinata né dall’intelligenza, né dalla giustizia, né dal conto in banca, né tanto meno da come lo gestisce chi la denuncia. Anzi, forse è più ammirevole chi se ne lamenta pur essendone toccato marginalmente perché il suo ideale è più puro.

In secondo luogo, però, occorre far notare un punto di fondamentale importanza che a furia di giustizialismo stiamo ormai dimenticando. La nostra società si fonda, che ci piaccia o meno, sulla proprietà privata. Forse un giorno un qualche spettinato idealista riuscirà a costruire un mondo che funzioni in altro modo, ma al momento non abbiamo altre alternative sensate e anche gli idealisti tendono tutti a mantenersi un po’ troppo in ordine e a pulire con troppa cura le loro barbe. Ora, per quanto possa apparire improbabile, la prima caratteristica della proprietà privata è, guardacaso, quella di essere privata. Non solo personale, ma dotata di una sua propria e fondamentale privacy. Difficilmente qualcuno di noi, ricco o povero che sia, si troverebbe a proprio agio a rendere pubblico il proprio conto in banca o a mostrare la propria dichiarazione dei redditi a qualcun altro piuttosto che all’Agenzia delle Entrate. Si tratta di cose per l’appunto private e che dunque preferiamo tenere per noi. D’altra parte giudicare qualcuno per quello che ha e non ha è allo stesso modo meschino. Poi, è ovvio, finché ci si trova dietro ad una tastiera, si può dire quello che si vuole, ma nella realtà, a ficcare il naso nelle tasche altrui si rischia di prendersi qualche mazzata.

About Samuele Baracani

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Samuele Baracani: nato nel 1991, biellese, ma non abbastanza, pendolare cronico, cresciuto nelle peggiori scuole che mi hanno avviato alla letteratura e, di lì, allo scrivere, che è uno dei miei modi preferiti per perdere tempo e farlo perdere a chi mi legge. Mi diletto nella prosa e nella poesia sull'esempio degli autori che più amo, da Tasso a David Foster Wallace. Su ispirazione chauceriana ho raccolto un paio di raccontini di bassa lega in un libro che ho intitolato Novelle pendolari.

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