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Politica, torna nei bar!

Ultimamente la democrazia sta affrontando un momento di crisi ideologica molto grave. La sua stessa retorica che la presentava come il modo più giusto, bello e morale di governare la sta lentamente divorando; qualcuno si è accorto che non basta che trenta milioni di persone siano d’accordo su qualcosa per renderla automaticamente giusta, intelligente e corretta. È banale dire che la maggioranza non detiene nessuna superiorità morale né conoscitiva, così banale che i più raffinati ideologi della democrazia non ci avevano pensato. Così, ora che si sono create numerose minoranze forti che portano avanti delle battaglie che potrebbero danneggiare la popolazione, pare che l’unica via sia escluderle dal potere. Il mezzo più astuto che la mente geniale e imbattibile dei liberali ha escogitato è di porre un test di cultura generale per l’accesso al voto. Ora la parte interessante è che i democratici non hanno la minima idea di cosa sia la democrazia, mentre invece le minoranze forti lo sanno benissimo. Quelli che veramente non hanno compreso il sistema in cui si stanno muovendo sono quelli che vorrebbero imporre un test per l’accesso a quel sistema. La democrazia, cosa che i no-vax e i cosiddetti populisti hanno compreso benissimo, non si fonda sull’escludere la gente dal voto, ma sul convincerla della propria opinione. Che lo vogliamo o meno, la cosa meno democratica del mondo è non ascoltare l’idea, anche se sbagliata, su cui una fetta consistente della popolazione è d’accordo. Queste minoranze forti lo sanno bene e se ne avvalgono per farsi valere. Il problema qui non è la democrazia, ma il fatto che la maggioranza, che è quella che dovrebbe guidarla, non sappia più cosa sia. Ubriaco del suo stesso potere, lo stato servile dei politici di professione non sa più cosa sia il governo del popolo, per lo più perché non sa più che cosa sia il popolo. Ne abbiamo prove nello snobismo imperante. L’élite e i suoi aspiranti membri si lamentano del fatto che si creino degli schieramenti compatti e sordi ad ogni parola della parte avversa; evidentemente non hanno mai messo piede in uno dei baretti in cui da decine di secoli la gente discute allo stesso modo. Il web non è che un baretto enorme dove, come in ogni baretto e in ogni democrazia, l’imbecille e il genio hanno lo stesso diritto di parola e di opinione. La gente che frequenta i baretti questo lo sa; ma quelli che frequentano le conferenze dove i giusti proclamano le loro verità dal palco, difficilmente riusciranno mai a capirlo.

About Samuele Baracani

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Samuele Baracani: nato nel 1991, biellese, ma non abbastanza, pendolare cronico, cresciuto nelle peggiori scuole che mi hanno avviato alla letteratura e, di lì, allo scrivere, che è uno dei miei modi preferiti per perdere tempo e farlo perdere a chi mi legge. Mi diletto nella prosa e nella poesia sull'esempio degli autori che più amo, da Tasso a David Foster Wallace. Su ispirazione chauceriana ho raccolto un paio di raccontini di bassa lega in un libro che ho intitolato Novelle pendolari.

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