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Naum Kleiman: Ejzenstejn era cristiano

Sergej Michajlovich Ejzenstejn era cristiano.

Certamento fu il cantore della sanguinosa rivoluzione d’Ottobre, con l’omonimo film del 1928.

Lo era già stato, menestrello del comunismo russo, anche col film precedente del 1925: la celeberrima Corazzata Potemkin.

Ma Ejzenstejn era cristiano prima di tutto perché battezzato.

Poi nel 1916 ebbe una crisi spirituale, scrisse anni dopo che in quell’anno vi fu a San Pietroburgo la sua ultima confessione. Non una avversione alla fede in sé, bensì più una critica alla chiesa come istituzione.

Poi i fatti del 1917 e tutto ciò che comportarono per i fedeli russi è storia, non c’è da stupirsi se non vi fu un riavvicinamento alla religione cristiana e tantomeno alla chiesa.

Ma se si ritorna a quella pietra miliare della settima arte che è la Corazzata Potemkin, e ci si sofferma su un dettaglio, che mai può ritenersi casuale in un film del cineasta russo, si scopre in un dialogo, anzi in un cartello, la frase: “Madri e fratelli! Non ci siano differenze o ostilità tra di noi”!
È il discorso di una ebrea che incita il popolo a rivoltarsi contro la tirannia. Eppure, fa notare Naum Kleiman fondatore del centro Ejzenstejn di Mosca, c’è un dettaglio non da poco: quel madri e fratelli. Madri e fratelli non è solo retorico, ma è un rimando al Vangelo.

Si legga Matteo 12,46-50; ma anche gli altri sinottici non differiscono molto: “Mentre Gesù parlava ancora alle folle, ecco sua madre e i suoi fratelli che, fermatisi di fuori, cercavano di parlargli. E uno gli disse: «Tua madre e i tuoi fratelli sono là fuori che cercano di parlarti». Ma egli rispose a colui che gli parlava: «Chi è mia madre, e chi sono i miei fratelli?»

E, stendendo la mano verso i suoi discepoli, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Poiché chiunque avrà fatto la volontà del Padre mio, che è nei cieli, mi è fratello e sorella e madre»”. Ecco da dove proviene quel “madri e fratelli”. Ecco allora che l’universalità del messaggio cristiano è adottata da quella che doveva essere la nuova salvezza per l’uomo, un paradiso sulla terra anziché dopo la morte, il comunismo.

Lampante come Lucifero che il comunismo, in Russia ed ovunque, non fu il paradiso bensì l’inferno. Resta il fatto, come sottolinea Kleiman, che anche nell’opera cinematografica più rappresentativa del materialismo storico vi è l’eco delle parole di Cristo per mezzo di Ejzenstejn.

 

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