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Moralismo islamico e moralismo occidentale

Ho conosciuto Wael Farouq un paio d’anni fa al Meeting, dove io presentavo il mio libro su Dante e lui era ospite privilegiato del Meeting stesso in quanto “Ciellino Islamico”, come ironicamente si autodefiniva.
L’uomo mi sembrò senz’altro interessante, cosicché sono rimasto piuttosto allibito da alcune sue esternazioni comparse recentemente su Italia Oggi.
Esternazioni nelle quali Farouq (fra l’altro docente alla Cattolica di Milano) invita i Mussulmani italiani a “non integrarsi” in una società come la nostra, a suo dire profondamente corrotta.
Al fine di mantenere intatta un’identità (evidentemente islamica) in cui può consistere “l’energia vitale di società malate di senescenza”.
L’Islam insomma come futura anima d’un Occidente in fase di malato terminale.
Ora, può anche darsi, come succede nel romanzo “Soumission” di Houellebecq, che l’Europa cada prima o poi nelle mani d’un Islam già oggi divenuto seconda (o forse prima) religione del continente, ma detta così, oltretutto da un personaggio come Wael Farouq, la cosa lascia di stucco.
Non tanto per quell’invito a “non integrarsi” che in fin dei conti potrebbe riecheggiare ciò che l’apologetica cristiana ha sempre detto a partire da San Paolo: “Non conformatevi allo spirito di questo mondo”.
Ma perché l’affermazione d’un intellettuale come Farouq svela l’inconsistenza d’un Islam-pensiero che, anche quando non collassa nel fondamentalismo terrorista, soffre comunque di limiti gravissimi.
Giocati come sono su quel moralismo soffocante in cui consiste l’insegnamento del Corano, per il quale l’unica libertà concessa all’uomo è aderire ciecamente alla volontà di Dio, senza il minimo cenno di possibilità interpretativa e/o spirito critico.
Stando qui (nello spirito critico, non certo nel moralismo Calvinista che anche in Occidente ha ormai vinto su tutto) la vera eredità, per quanto obliterata e censurata, dell’Occidente Galileiano, un’eredità di tipo scientifico e interpretativo che non c’entra nulla con moralismo e antimoralismo (altra faccia della stessa medaglia) trionfanti oggi da noi.
Insomma: quando Wael Farouk esorta i suoi correligionari a “non omologarsi” alla “corruzione” dell’Occidente, lo fa in chiave esclusivamente moralista, dimostrando d’essere omologato lui per primo al moralismo (o all’antimoralismo) Occidentale.
Sarebbe questa la novità di cui si fa portavoce la parte migliore dell’Islam?
Dio ce ne scampi e liberi.
La cosa appare ancor più sorprendente laddove Farouq si dichiara seguace di Giussani, cioè di quel carisma di Cl le cui parole chiave (verifica ed esperienza, per esempio) riecheggiano molto più il metodo scientifico inventato dall’Italia cattolica e Galileiana del ‘600 che non la teologia classica.
A riprova del fatto che il Nostro non solo non sa nulla di quella che è la vera eredità dell’Occidente, ma non ha capito nulla neanche della lezione di quel genio della cultura (non della religiosità) del Novecento a nome Luigi Giussani.

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