MADRE MARE

Tutti dobbiamo
andare
verso il mare
aperto.
Lasciare
quest’isola di caldo,
levare l’ancora.

Le partenze
non hanno
parole speciali.

“Ti ho preparato il pane,
il miele, il vino.
Una coperta.
Scrivi, se puoi..”

Cuore di marinaio,
cuore di figlio,
che ti cerca alla sera,
sempre più bella,
nell’apparire
della stella polare

Madre, mare. La differenza di queste due parole è nella presenza o assenza di una “d”. La madre è come archetipo l’acqua che nutre e dove il bambino per nove mesi galleggia. Non si può stare nell’acqua, nel mare tutta la vita, è necessario partire per lidi sconosciuti. Così lo è stato per la mia vita dall’età di 11 anni. Le partenze, tante, sempre hanno il sapore salato delle lacrime trattenute per pudore e delle colazioni smorzare per la stretta dello stomaco. Corriere di paese, treni, le valige di cartone ripiene a dismisura e legate perchè non si aprissero. E sempre una madre, il mio mare calmo, da cui dovevo separarmi. I ritorni sapevano già di una nuova partenza. Perchè ritornare per ripartire ancora. E mia madre che di anno in anno si faceva più piccola, più saggia, silenziosa. Sino a quell’ultima volta, in un silenzio di preghiera, nel tuo letto dove consumavi la tua avventura. La madre, questo mare caldo è per sempre. E quando muore diventa una stella di nostalgia. Una stella polare

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