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La supremazia della tecnica

Gira da qualche giorno in rete una lettera di un papà agli insegnanti del figlio in cui spiega che invece di fargli fare i compiti delle vacanze  gli ha permesso di dedicarsi ad attività manuali e più produttive; il tutto concluso con un “voi avete nove mesi per insegnargli nozioni e cultura, io ne ho tre per insegnargli a vivere”. Ora sono certo che ognuno debba seguire le proprie inclinazioni naturali e occuparsi di quello che gli riesce meglio e che maggiormente lo realizza, eppure ritengo questo fatto gravissimo.

Non sono mai stato uno studente particolarmente diligente, ma con i compiti estivi me la sono sempre cavata dedicandomi a loro per un massimo di un’oretta al giorno, spesso lasciandomi anche un paio di settimane di ristorante riposo; tutto tempo che non ha minimamente interferito con tutto quello che volevo fare nell’estate , senza che usassi alcuna tecnica di apprendimento particolare, né null’altro di speciale. Un’ora sola sulle circa sedici di veglia in un giorno, difficilmente priverà del tempo di sviluppare le proprie capacità ed attitudini e non toglierà nulla al divertimento; anzi, se è qualcosa per cui non siamo portati e che non ci piace, ci costringerà a confrontarci con un problema difficile e con il duro fatto che non sempre si può fare ciò che si desidera, né si può sempre essere capaci di risolvere i propri problemi (alle volte semplicemente non da soli; chi non si è fatto aiutare da un amico per fare un compito?). Negare quest’esperienza, se pure confinata in una parte minima del giorno, è, a mio parere, alquanto diseducativo.

Si può essere d’accordo sul fatto che la scuola non stia facendo il proprio lavoro nella maniera migliore, ma quanto viene sminuito il suo compito se lo si riduce a insegnare nozioni e cultura! Nell’epoca della tecnica le scuole che non preparano al mondo del lavoro potranno essere viste di cattivo occhio, ma lo scopo loro, da sempre, è stato di formare uomini e non elettrotecnici. Le nozioni servono ad addestrare la memoria; la matematica sviluppa il calcolo; le scienze naturali e la fisica educano all’osservazione della natura con occhio acuto e critico; la storia insegna prima di tutto l’umiltà di fronte alla complessità delle situazioni e ad individuare i principi che muovono gli uomini e le nazioni; le lettere e l’arte educano alla bellezza e alla capacità di giudizio.  So che sono cose che non si mangiano, eppure sono estremamente necessarie per mangiare, soprattutto in un periodo in cui la verità è confusa e la sua scoperta  affidata in ultimo al giudizio di ciascuno. La supremazia della tecnica non vi insegnerà a distinguere una notizia vera da una bufala, uno studio vero da un articolo acchiappalike su un giornale online, non vi guiderà sulla scelta delle persone a cui accordare la vostra fiducia; la scuola, per come l’ho fatta io, sì.

About Samuele Baracani

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Samuele Baracani: nato nel 1991, biellese, ma non abbastanza, pendolare cronico, cresciuto nelle peggiori scuole che mi hanno avviato alla letteratura e, di lì, allo scrivere, che è uno dei miei modi preferiti per perdere tempo e farlo perdere a chi mi legge. Mi diletto nella prosa e nella poesia sull'esempio degli autori che più amo, da Tasso a David Foster Wallace. Su ispirazione chauceriana ho raccolto un paio di raccontini di bassa lega in un libro che ho intitolato Novelle pendolari.

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