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“La lettera uccide e lo Spirito vivifica”: uno sguardo sull’Islam

Questo articolo vorrebbe condurre una piccola indagine sulla natura dell’Islam non da un punto di vista economico o geopolitico (per motivi di tempo e di spazio), bensì da un punto di vista strettamente legato agli aspetti caratteristici di questa religione. Si astengano dunque dal leggere quanti sperano di trovare una trattazione che metta in ballo dinamiche di natura complottistica.

Cominciamo con lo sfatare la convinzione che la parola “Islam” significhi solo “pace”: in essa è presente una tale radice, ma solo in relazione ad una completa sottomissione al Dio islamico, Allah.

La “pace” dunque è qualcosa di imposto, non raggiunto tramite un cammino in cui si giunge ad una consapevolezza di sé e della propria libertà: molto diversa, quindi, dalla pace di Cristo, un dono che ci viene offerto tramite un rapporto personale con Dio, il Quale entra nello spazio e nel tempo per coinvolgersi direttamente con l’uomo.

La pace, come viene intesa nell’Islam, è dunque una condizione umana a cui si potrebbe giungere solo se dal 23% della popolazione mondiale si passasse al 100% della popolazione mondiale completamente sottomessa a questo Dio assoluto (ovvero un Dio completamente slegato dall’uomo e al quale si deve solo cieca obbedienza, molto diverso dal Dio trinitario cristiano che pur preservando la Sua trascendenza si incarna e assume anche la natura umana). Come raggiungere questo scopo? Con la guerra di conquista. L’imposizione dell’Islam con la spada è un dato di fatto: è storica la decapitazione dei 700 ebrei maschi della tribù ebraica Banu Qurayza dopo che essa si era arresa a Maometto.

Al che moltissimi contestano: “anche i cristiani hanno perpetrato azioni ignobili e ucciso tanti innocenti”. È vero che abbiamo combattuto e si possono ricordare tre grandi battaglie tra i cristiani e gli islamici: la battaglia di Poitiers (732), la battaglia di Lepanto (1571) e la battaglia di Vienna (1683). È tuttavia necessario ribadire che queste battaglie sono state condotte per difesa e non per attacco, cosa che invece non può dirsi per i saraceni che le hanno intraprese, su modello del profeta Maometto e delle sue gesta (reperibili nella Sunna che, dopo il Corano, costituisce la seconda fonte della Legge islamica e col testo sacro costituisce la Sharīʿa). La legittima difesa è tuttavia contemplata anche nel Catechismo della Chiesa Cattolica a cui rimando il lettore per una rapida verifica (numeri 2264, 2265, 2266, 2267). Senza però scomodare documenti ecclesiali, possiamo giungere a tali conclusioni anche con la sola logica: se un uomo puntasse una pistola alla tua testa o a quella di un tuo familiare, non saresti tu chiamato alla difesa della tua vita e di chi ti è caro? O tranquillamente permetteresti all’assassino di compiere quell’atto? Al lettore l’onestà intellettuale di rispondere.

Ciò detto sfido chiunque a trovare nell’Antico e nel Nuovo Testamento riferimenti violenti che possano in qualche modo legittimare un attacco dei cristiani verso il prossimo. Al che molti direbbero: “di versetti biblici violenti ve ne sono a iosa”. Vero, ma non si tiene conto di una parolina chiamata “esegesi“. Questa altro non è che l’interpretazione del testo biblico e fornisce la corretta visione dei passi biblici, tuttavia sono necessari un percorso di fede e uno studio approfondito delle Scritture per capire quale sia il sotto-testo presente dietro i fatti riportati nella Bibbia. Quando San Paolo diceva che “la lettera uccide” intendeva proprio questo: l’interpretazione ad litteram porta alla morte, in tutti i sensi. Dopo un’attenta analisi si scoprirebbe che non un solo verso presente nelle Scritture è propugnatore dell’eliminazione fisica di un essere umano per il puro scopo di aggredirlo o imporgli una religione: un cristiano che commettesse un tale gesto non potrebbe essere definito tale. E’ in tal senso che, riprendendo la citazione di San Paolo, solo “lo spirito vivifica”: cioè ci offre la chiave per la comprensione della Parola di Dio e ci permette di giungere alla santità.

Questo ragionamento, purtroppo, non può essere applicato anche al Corano, il libro sacro per l’Islam. La sua struttura è divisa in “sure”, il corrispettivo dei “capitoli” per la Bibbia. Come ci ricorda il professor Edoardo Scognamiglio, le sure possono essere divise in “meccane” e “medinesi”. Le prime sono più “pacifiche” mentre le seconde sono violente ed incitano all’uccisione dei miscredenti.

Anche qui semplice questione esegetica? Sfortunatamente no, in quanto mentre nella fede cattolica il “depositum fidei” è affidato alla Chiesa che quindi è garante dell’interpretazione ufficiale delle Scritture, nel caso dell’Islam non v’è una guida unica: ogni comunità ha a capo un Imam, una figura islamica autorevole, che nella Moschea si occupa di fornire un’interpretazione del Corano. Ma chi ha ragione tra i tanti imam? Chi segue l’interpretazione dominante dal 9° secolo: quella letterale. E chi osasse contestare le sure medinesi per esaltare il valore di quelle meccane, sarebbe soggetto a pena di morte: come accadde per Mahmud Muhammad Taha nel 1985. E, a proposito di Imam, è significativa per la comprensione di quanto detto finora, la posizione del grande imam di al Azhar (considerato “il Vaticano dell’Islam”), Ahmed al Tayeb, la più alta autorità sunnita, reperibile facilmente su un articolo de “il Foglio”. Si noti l’incoerenza della sua “condanna” all’ISIS essendo egli favorevole ai kamikaze contro gli ebrei.

Continua …

About Fabio Fuiano

23 anni, studente nella facoltà di Bioingegneria a Roma 3. Dottore in Ingegneria Elettronica.

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