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La Chiesa che ha salvato me

Esiste una retorica nella Chiesa moderna che la vede come un deposito della morale e una specie di hortus conclusus in cui la gente non è pericolosa, non si droga, non si ubriaca e non esce il sabato sera. Mi chiedo cosa resti del Cattolicesimo, di quella capacità di abbracciare il mondo tutto intero, a parte le belle parole. Ecco, la cosa che a 14 anni mi ha fatto allontanare dalla Chiesa e da Cristo fu questa: un cristianesimo fatto di regolucce e brave persone che si ritrovano a pregare e ascoltare parole edificanti. Intanto il mondo fuori brucia e si ribalta, ma chi se ne importa, al massimo è perché il mondo non prega e invece quelli lì dentro sì. Intanto i fiori sbocciano ancora nei campi, ma sono solo seduzioni del demonio per distrarci.

Se Leopardi trovava insopportabile un paradiso di sola luce, figuriamoci uno di sole parole, anche se in forma di preghiera! Chi potrebbe sopravvivere a tanto?

A me piace la Chiesa come l’ho incontrata dopo. A me piace la gente che fuma e non ha problemi a farsi due o tre birre in un bar nonostante tutto questo sia il culmine dell’immoralità. Che è in grado di parlare di sesso e fare battute sconce, che non ha problemi a farsi un giro la sera, che si butta nelle questioni del mondo, che ama Dante anche se parla d’amore e non solo di Dio (parole udite con queste orecchie!), che non ha problemi a notare la bellezza di una ragazza, che non si ostina a trovare settanta significati per ogni parola della Bibbia, che, insomma, vive veramente nel mondo che Dio le ha dato come casa. E che, guardacaso, è in grado di agire. Perché quello che ho descritto prima ha il nome del Cattolicesimo e la dottrina del Protestantesimo. Vive di fede senza opere che spesso diventa fede senza ragione. Lo scopo della Chiesa Cattolica è di portare Cristo all’uomo e di rivestire l’uomo con le vesti della festa in modo che non sia gettato là dove sarà pianto e stridore di denti. Non serve a niente essere puliti e nudi, anche se la gloria della figlia del re è nel profondo. Se la vita cattolica non è carnale, non è neanche spirituale; se l’uomo interiore non è anche uomo esteriore, forse sarà anima, ma non uomo. Ecco, io sono diventato veramente uomo, un uomo senza paura di essere un letterato e poi un poeta, solo nel momento in cui ho incontrato questa Chiesa il cui abbraccio mi tiene tutto insieme. E se anche certi fantasmi del passato mi fanno ancora male (come questo, altrimenti non avrei scritto tutta sta roba), e se anche non sono abbastanza forte e consistente, o abbastanza morale, da poter camminare da solo, io sono grazie al fatto che la sua compagnia non mi abbandona.

About Samuele Baracani

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Samuele Baracani: nato nel 1991, biellese, ma non abbastanza, pendolare cronico, cresciuto nelle peggiori scuole che mi hanno avviato alla letteratura e, di lì, allo scrivere, che è uno dei miei modi preferiti per perdere tempo e farlo perdere a chi mi legge. Mi diletto nella prosa e nella poesia sull’esempio degli autori che più amo, da Tasso a David Foster Wallace. Su ispirazione chauceriana ho raccolto un paio di raccontini di bassa lega in un libro che ho intitolato Novelle pendolari.

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