Intolleranza

Il problema di questo mondo secondo molti è l’intolleranza: del vicino, del diverso, di tutto ciò che pare estraneo e via discorrendo. Cosa però davvero non tolleriamo? Ciò che ci dà veramente fastidio nell’altro e nell’estraneo e forse, chi lo sa, anche nello straniero, ciò che veramente non possiamo sopportare è che non riconosca quelle che per noi sono delle  semplici e assodate verità. Molto spesso l’intollerante fa la figura del retrogrado ancorato ad una convinzione granitica, come se questo fosse  un male, nonostante sia evidente che non si può costruire nulla se non sulla roccia di ciò che è certo e che ciò vale anche per la  fratellanza e la pace fra popoli e uomini.

Forse però non è la solida forza della conoscenza  di una verità a rendere intolleranti, quanto la superbia di averla e la pretesa che chiunque debba comprendere e conoscere come noi. Guarda il tuo cuore, tu che leggi: quante volte hai preteso che un altro capisse come tu capisci, sapesse quello che tu sai? Quante volte hai preteso che la verità che portavi nell’intimo splendesse adorata dai tuoi interlocutori? Dobbiamo, è vero, sconfiggere l’intolleranza che è nei nostri animi; ma dobbiamo farlo non negando la verità, ma negando la supremazia che pretendiamo ci debba dare, la superbia che ne consegue ed infine il chiudersi arroccato del nostro animo su quella che non è più la Verità, ma la nostra verità, spogliata della sua sacralità e perfezione, del suo essere vera, dal nostro tentativo di possesso su di essa.

La Verità, infatti, non si può stringere fra le mani; se ne può afferrare una favilla rilucente che però, non appena la mano si stringe, privata dell’ossigeno che ne alimenta la fiamma, si spegne. Non strappiamo le foglie degli alberi per mostrare quanto sono verdi, perché dopo poco esse perderanno il loro colore. A noi non sta portare agli uomini le verità minute che sono le foglie, ma portare gli uomini all’albero del Vero da cui esse tutte traggono alimento.

About Samuele Baracani

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Samuele Baracani: nato nel 1991, biellese, ma non abbastanza, pendolare cronico, cresciuto nelle peggiori scuole che mi hanno avviato alla letteratura e, di lì, allo scrivere, che è uno dei miei modi preferiti per perdere tempo e farlo perdere a chi mi legge. Mi diletto nella prosa e nella poesia sull'esempio degli autori che più amo, da Tasso a David Foster Wallace. Su ispirazione chauceriana ho raccolto un paio di raccontini di bassa lega in un libro che ho intitolato Novelle pendolari.

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