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Filosofia e teologia dell’incarnazione #4

Data l’efficacia di questo strumento concettuale nel cogliere la continuità (possibile a partire dall’alto) del rapporto che si instaura tra superiore e inferiore, Lewis giunge ad affermare la possibilità del suo utilizzo per offrire un «contributo […] alla teologia – o almeno alla filosofia – dell’Incarnazione»[1].

Il concetto di trasposizione assume infatti un significato ancora maggiore quando inserito all’interno della rivelazione cristiana. Tutto ciò che possiamo affermare su di essa è reso possibile dal fatto di essere innestati all’interno della vita cristiana e di conoscere per rivelazione «qualcosa del sistema superiore che viene trasposto»[2].

La trasposizione dall’alto rende possibile comprendere l’insufficienza del polo negativo del movimento analogico dal basso all’alto, ovvero la differenza sempre eccedente rispetto a ciò che viene trasposto.

La trasposizione rende anche perfettamente comprensibile il rischio della caduta nell’errore del critico che si ritrova scettico nei confronti del soprannaturale poiché lo guarda dal solo punto di vista del naturale. Lewis afferma che «questo è l’errore che un osservatore che conosca solo il mezzo di espressione inferiore sarebbe destinato a commettere in ogni caso di trasposizione»[3].

L’errore di questo osservatore che guarda i fatti ma non ne coglie il significato è l’inevitabile conseguenza della sua prospettiva, del punto di partenza del suo giudizio: il solo mezzo di espressione inferiore[4]. Come il cane che invece di guardare l’oggetto indicato dal padrone guarda il dito non comprendendo «il significato dell’indicare»[5], così questo osservatore «vede tutti i fatti, ma non il significato»[6].

A differenza del cane la cui condizione meramente animale rende questa prospettiva inevitabile per natura, l’osservatore compie un errore di prospettiva evitabile. Il suo errore consiste nel fissarsi sul fatto in sé stesso e nell’ignorare il significato di quel fatto[7]. A causa di questo errore sarà possibile per questo osservatore trovare «sempre delle prove, e ogni mese nuove prove, per dimostrare che la religione è solo psicologia, la giustizia solo autodifesa, la politica solo economia, l’amore solo lussuria e il pensiero stesso solo biochimica cerebrale»[8].

Il polo negativo dell’analogia (ciò che nel paragrafo precedente abbiamo chiamato con Lewis «differenze inimmaginabili»[9]) viene compreso e assunto nel movimento della trasposizione dall’alto al basso (catalogia), dando in questo modo piena fondazione al polo positivo dell’analogia («somiglianze insospettabili»[10]).

Grazie alla trasposizione la nostra umanità riceve i doni celesti che così si incarnano nella nostra esperienza terrena, pur non diventando essa completamente altro da sé stessa[11].

La nostra umanità infatti viene assunta nella divinità di Cristo allo stesso modo in cui una sensazione «diventa parte della gioia che accompagna»[12] (non cessando di essere sensazione) o allo stesso modo in cui i paesaggi reali penetrano nei disegni da cui sono “significati”[13].

Ancora di più, l’assunzione nella divinità di Cristo coincide con una attrazione verso un livello trascendente, coincide con una partecipazione alla divinità di Cristo, con una deificazione, allo stesso modo in cui la sensazione che accompagna la gioia diventa essa stessa gioia, incarnandola[14].

«L’incarnazione avvenne “non per conversione della divinità in carne, ma per assunzione dell’umanità in Dio”»[15].

A partire dall’incarnazione, morte, risurrezione e assunzione di nostro Signore Gesù Cristo, Lewis arriva ad ipotizzare addirittura quale possa essere analogicamente – poiché mostrataci in primo luogo catalogicamente nella vita risorta di Gesù – la vita redenta: «anche se saremo “come gli angeli” e fatti “a immagine e somiglianza” di nostro Signore, credo che con ciò si intenda una “somiglianza tipica degli uomini”, come diversi strumenti che suonano la stessa melodia ma ognuno alla propria maniera»[16].

Non perderemo la nostra umanità e le nostre esperienze sensoriali non saranno annientate, ma trasfigurate. Questa trasfigurazione non coincide con uno svanire, ma con un ampliamento oltre ogni possibile immaginazione in una differenza inimmaginabile[17].

Se la nostra vita corporale sarà destinata a scomparire così come la consociamo, sarà sostituita – continua Lewis – allo stesso modo in cui «la fiamma di una candela […] diventa invisibile perché qualcuno ha tirato su le tende, spalancato le imposte e lasciato entrare il bagliore del sole risorto»[18].

«La vita dell’uomo risorto […] sarà diversa dalla vita sensoriale che conosciamo qui, non come il vuoto è diverso dall’acqua o l’acqua dal vino ma come un fiore è diverso da un bulbo o una cattedrale dal disegno di un architetto»[19].

La comprensione analogica della vita divina e della vita redenta sono concepibili unicamente a partire dall’«incredibile invasione»[20] di realtà a cui in questo modo abbiamo accesso e delle quali «noi qui non abbiamo la benché minima idea»[21] tanto trascendono la nostra comprensione.

Al tempo stesso però esse iniziano a compiere in noi, come vedremo nel prossimo paragrafo, una trasvalutazione e una trasfigurazione inimmaginabili permettendoci una partecipazione alla divinità di Cristo tanto efficace quanto reale.

[1] WG, p.112. «Ciò che si è detto della trasposizione [getta] nuova luce sulla dottrina della resurrezione del corpo […]. Per quanto grande sia la differenza tra Spirito e Natura, tra gioia estetica e quel fremito nel diaframma, tra realtà e disegno, la trasposizione, a suo modo, può comunque essere efficace» (WG p.112).

[2] WG, p.105.

[3] WG, p.104.

[4] Cfr. WG, p.114.

[5] WG, p.114.

[6] WG, p.114.

[7] Cfr. WG, p.114.

[8] WG, p.114.

[9] Cfr. CSLEC, “Fern-Seed and Elephants”, Kindle Edition, pos. 4633.

[10] Cfr. CSLEC, “Fern-Seed and Elephants”, Kindle Edition, pos. 4633.

[11] WG, p.111.

[12] WG, pp.112-113.

[13] Cfr. WG, p.111.

[14] Cfr. WG, p.112.

[15] WG, p.112.

[16] WG, p.109.

[17] WG, p.115.

[18] WG, p.110.

[19] WG, pp.108-109.

[20] WG, pp.114.

[21] WG, pp.114-115.

About Francesco Tosi

Francesco Tosi: 1986 Rimini, avevo così voglia di vivere che sono nato prima di nascere (al quinto mese), poi ho continuato a nascere e rinascere nel corso della mia vita, in spirito, acqua e sangue. Filosofo per forma mentis e formazione, letterato e Teo-filo per passione, editore digitale per professione, fanno di me un cultore del verbo e servitore della parola (altrui). Autore di tesi di laurea su un cardinale della Chiesa Cattolica, ex gesuita, von Balthasar, e su un letterato anglicano, Lewis che hanno in comune una visione teo-drammatica dell’esistenza, sto ultimamente dilettandomi nella loro revisione e pubblicazione.

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