Essere speciali

Tutti sono speciali. Ognuno è bello. Ciascuno è perfetto. Frasi da cui ci sentiamo bombardare continuamente ogni giorno e che di conseguenza ormai sono entrate nel nostro sentire. Ma è davvero così? Davvero contemplando sé stesso uno, un uomo qualsiasi, può dirsi qualcosa del genere? Davvero al mattino, davanti allo specchio, ancora sfatti dal sonno, possiamo ripeterci una parola come perfetto? Non vedrà piuttosto le occhiaie pesanti, le piccole imperfezioni che il tempo e la sua storia hanno lasciato, quelle che si porta dietro dalla nascita, le cicatrici, le rughe, i nei che gli costellano il viso, tutti nei punti sbagliati? E non farà lo stesso riguardo all’uomo interiore che custodisce dentro di sé? Forse gli basterà qualcuno che lo rassicuri sul fatto che queste mende sono solo nella sua testa? Forse lo libererà dal peso di sé stesso qualcuno che gli dice che è perfetto?

La verità è che non siamo belli e lo sappiamo; non siamo buoni e ne siamo profondamente a conoscenza. Per questo ci sforziamo o di perfezionarci o di distrarci da noi stessi, nella maggior parte dei casi inutilmente. D’altra parte il dirci che siamo perfetti e speciali così come siamo, non ci libera in alcun modo dall’ansia, né dal disagio esistenziale che la nostra propria compagnia ci provoca. Anzi, il rischio è lo stesso del perfezionarsi: che ci si ponga un obiettivo da raggiungere o uno standard da mantenere, la paura di non farcela resterà sempre; il disgusto segreto di noi stessi, non mancherà in alcun caso. La nostra mancata bellezza, anche se mancata per un soffio, la nostra non raggiunta perfezione continueranno a perseguitarci almeno finché non ci chiederemo perché desideriamo essere belli.

Perché il fondamento di questo desiderio è banale. Perché un uomo desidera essere bello? Perché desidera splendere?Perché si pavoneggia, non di rado in modo ridicolo, con ogni sua arte e capacità? Perché colei che egli ama lo noti, lo ami e lo scelga. Perché un bravo bambino, una volta compiuta un’azione meritevole, corre dalla mamma a godersi le lodi? Per riceverne l’affetto e per dimostrare che se lo è meritato. Siamo canne infrante e lucignoli fumiganti, ma se qualcuno è amorevole con noi, nonostante il nostro limite, quale gioia! Ma allo stesso tempo, quale follia sarebbe non rispondere a questo appello amoroso! Forse che un uomo che va ad incontrare la donna che ama non metterà la camicia? Forse la donna che va ad incontrare il suo innamorato non indosserà il vestito più bello, scelto apposta, con cura, per l’occasione? E quale criminale sarebbe quell’uomo che dicesse “Sei perfetto” a chi, coperto di stracci e sudiciume, corresse incontro agli occhi amati? Non sarebbe un insulto ed una bestemmia verso quegli occhi unici e speciali il non tentare neanche di essere un pochino migliori?

Ecco, ogni volta che io sento una di queste frasi qualcosa si rivolta dentro di me. Non siamo tutti belli, né perfetti, né speciali perché io di certo non lo sono; se sono unico, lo sono principalmente per una lunga serie di limiti che mi porto dietro. Ma soprattutto questo desiderio di essere perfetto che mi porto dentro, è un desiderio di essere amato; perché dovrei strangolarlo, se non esiste felicità più grande che il suo soddisfacimento?

About Samuele Baracani

mm
Samuele Baracani: nato nel 1991, biellese, ma non abbastanza, pendolare cronico, cresciuto nelle peggiori scuole che mi hanno avviato alla letteratura e, di lì, allo scrivere, che è uno dei miei modi preferiti per perdere tempo e farlo perdere a chi mi legge. Mi diletto nella prosa e nella poesia sull'esempio degli autori che più amo, da Tasso a David Foster Wallace. Su ispirazione chauceriana ho raccolto un paio di raccontini di bassa lega in un libro che ho intitolato Novelle pendolari.

Leggi anche

Hania, la strega buona – Recensione

Le leggende raccontano che Merlino era figlio dell’inferno e di una donna mortale, una bestemmia …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*