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Cosa dobbiamo ai Santi?

“Nella giustizia contemplerò il tuo volto, al mio risveglio mi sazierò della tua presenza“ (Salmo 17,15).

Il 1 Novembre è stata la giornata in cui la Santa Chiesa ha festeggiato la solennità di Ognissanti, una festa cattolica di cui ogni fedele dovrebbe andar fiero. Ma cosa dobbiamo ai Santi? Solo una giornata in meno a scuola e/o a lavoro? Certamente no, dobbiamo ad essi molto di più. Ho voluto cominciare questo articolo con una parte di un salmo che, a mio parere, riassume il contenuto profondo della santità: il santo è uomo, come me e te, da solo non è in grado né di perdonare, né di essere giusto, né di essere perfetto. Allora perché “santo”? Semplice, perché prende coscienza di essere nulla, offre il suo niente a Cristo e Lui trasfigura il nulla in tutto, una vecchio arbusto inaridito in una pianta rigogliosa e piena di frutti. Questo fatto ce lo può testimoniare Santa Rita da Cascia, una donna unica, che ha vissuto la condizione di figlia, di moglie, di madre e di monaca agostiniana: partorì con la carne due bellissimi bambini, morti prematuramente assieme al suo amato marito e, alla fine, ha partorito e partorisce tantissimi figli di Dio in un’esplosione stupenda di maternità. Durante la sua vita di monaca si prese cura di un pezzo di legno inaridito e persino oggi, a Cascia, si può vedere il risultato della sua lena, del suo impegno quotidiano … la pianta è in fiore. Santa Rita ha messo a disposizione se stessa e Dio ha operato miracoli impensabili. Il santo è dunque una persona che trasforma la propria umanità in dono, la propria normalità in qualcosa di straordinario. Come? Contemplando il volto di Dio nella Giustizia e nutrendosi della Sua presenza.

Perché contemplano il volto di Dio? Perché nella vita si fa centro quando ci si innamora di un nome e un volto: nel matrimonio si contempla il volto di Dio tramite il proprio amato o la propria amata e nella vita consacrata lo si fa in maniera più diretta. I santi hanno capito che più contemplavano il volto di Dio, più divenivano essi stessi luminosi, bellissimi, così che gli altri erano attratti da Dio proprio per mezzo di quella luce che traspariva nei loro occhi e nei loro gesti. E’ come descriveva magnificamente Dante Alighieri nella Divina Commedia: nel Paradiso dantesco, più si osservava il Sole (immagine di Dio) e più si approfondiva la vista, in antitesi a quanto accade sulla Terra. Guardare Dio, stare alla Sua presenza, significa innalzare la nostra capacità di visione, riuscire a guardare nel profondo della realtà e prendere coscienza del nostro scopo, come ha sempre ricordato don Luigi Giussani: non è un caso quindi che ai santi dobbiamo gli ospedali e le università. Il nostro più profondo desiderio è quello di essere un’unica entità col Nostro Creatore, perché è radicale la cruciale necessità di amare e di essere amati infinitamente. Da soli non sappiamo farlo, non sappiamo perdonare, ma possiamo chiedere insistentemente. D’altronde Cristo l’ha promesso nel Vangelo: “Chiedete e vi sarà dato, bussate e vi sarà aperto”. Il santo chiede e bussa, si mette in ascolto e Dio concede ed apre la porta, anche in modi inaspettati.

Come fanno a nutrirsi della Sua presenza? Anche qui è semplice: Dio ci ha donato il Suo Figlio Unigenito, Gesù Cristo, l’Amore inchiodato alla Croce per me, per te, per molti. Si, il Suo Sangue è stato sparso per molti, perché molti sono i chiamati, ma non tutti rispondono e corrispondono al Suo infinito amore. I Santi hanno risposto a questo amore, hanno offerto la propria vita e si sono nutriti di Dio nella Santissima Eucarestia. Nella Santa Messa assistiamo continuamente ad un miracolo incredibile: la Transustanziazione. In essa il pane e il vino si tramutano, nella sostanza, in Corpo e Sangue di Cristo … Questi sono separati come furono separati 2000 anni fa nel momento della Crocifissione. Ma riuscite a pensarci? Un Dio che per amor mio e tuo ha permesso che fossero separati il Suo Corpo e il Suo Sangue! Ma quale Mistero grande, quale immeritata Grazia! E i Santi esplodevano di gioia per questo: basti pensare che il cuore e il torace di San Filippo Neri, durante la contemplazione e la profonda preghiera si dilatarono ben oltre le loro normali dimensioni, mentre numerosissimi santi hanno mostrato sul loro cuore dei segni dovuti all’impatto di dardi angelici: è storica, a titolo di esempio, la transverberazione di Santa Teresa d’Avila.

Noi abbiamo il compito di preservare e tramandare questo seme prezioso e non lasciare che venga disperso. I santi ci indicano la strada verso l’Unico che ci offre la fonte della Vita e ci mostrano che un essere umano in un rapporto personale con Dio può percorrerla: anche in mezzo al dolore loro ci rendono coscienti di quanto siano vere le parole di Cristo quando dice “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”.

About Fabio Fuiano

23 anni, studente nella facoltà di Bioingegneria a Roma 3. Dottore in Ingegneria Elettronica.

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