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Poesia

Tinúviel!

“Morto che cammina, morto che cammina” Son io, che grigio e tetro mi trascino Senza lagrime per le vie piangendo, Tratto come cieco da sorte avara. Tu Lúthien dovei per me esser Ed io Beren ristoro in te trovar; Ma sol sull’erba languo e piango e strido E grido’l nome tuo, ma invano. E invano pronuncio amare parole, Che sol riecheggian: “Tinúviel Tinúviel”, Ma Tinúviel, lontana, non torna. Di Sauron invoco fedeli schiatte, Che al tormento mio seduta stante Fine pongan d’inutile vita mia.

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Maledetti!

Maledetti voi che non capite Maledetti voi che saper ardite Maledetti i pavidi consigli Maledetti siate voi conigli Maledetto il vostro orgoglio Maledetto bugiardo cordoglio Maledette vostre frasi fatte Maledette sian’esse disfatte. Maledetta d’asil sicumera Maledetto chi ancor ci spera Maledetto dal mattino a sera. Maledetti insulsi pareri Maledetti giudizi austeri Maledetti or come ieri.

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Sproporzione

Un gelido scontento S’arrocca nel mio petto e affonda Ogni artiglio cruento Abbrividendo mortale il sangue Ad ogni penser tristo che travolge D’autocommiserazione il cuore. Esser nulla già è troppo per chi soffre, Esser niente già è troppo per chi geme E teme e tentenna ad ogni passo. Ahi lasso, diverso fossi stato Quando ancor potevo! Ah quante scelte fatte per il meglio, Ch’ancor m’affocano disioso ‘l petto, Piegato avessi a convenienza! Tacesse or come allora la coscienza E potessi, vivo e senza scopo, Ancor sopravvivere a me stesso. Oh perché in me quest’anima discorde Hai posto al vivacchiare dei …

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Er Rasoio

Er Rasoio La lingua taja e cuce quella biforcuta maledice colpisce ar core e uccide come lancia che divide Artista de parola velenosa contaggia tutto ‘ndo se posa Smielata ruffiana se serve se move scivola come larve A vorte, si nun sbajo è mejo de ‘n rasoio affilata assai precisa ariva ‘ndo vo’, va decisa Lingua o spada tanto è uguale se usa spesso pè fa male sta a te daje giusto verso po’ racchiude l’universo La lingua quanno è pura parla chiaro, senza paura dice e spiega senza vergogna parla in faccia e poi sogna NeoPasquino

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Er Rasoio

  La lingua taja e cuce quella biforcuta maledice colpisce ar core e uccide come lancia che divide Artista de parola velenosa contaggia tutto ‘ndo se posa Smielata ruffiana se serve se move scivola come larve A vorte, si nun sbajo è mejo de ‘n rasoio affilata assai precisa ariva ‘ndo vo’, va decisa Lingua o spada tanto è uguale se usa spesso pè fa male sta a te daje giusto verso po’ racchiude l’universo La lingua quanno è pura parla chiaro, senza paura dice e spiega senza vergogna parla in faccia e poi sogna NeoPasquino

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Versi a Rossana, chiosa scherzosa ad un amico

Tu Galeotto fosti, tu Gianciotto, Tu che deridi l’amor per cui lotto Tu che d’altri m’affocasti il petto, Per mio forse, per tuo certo diletto.

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Versi a Rossana #5

Nell’abbraccio esser vorrei l’affetto Che ti salva, e certo non lo sono. Ma tu non sai e sei divin salvezza, Amor a me di Dio per tua bellezza. Amor, se del tuo amor son degno, O se pur nulla valgo per la Grazia Eccelsa sii mia croce e sostegno.

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Versi a Rossana #4

Naos e Righel sono i tuoi occhi E così li ricordo, Dolci stelle lontane, Chiuso fra trite nubi Torinesi. Non degno d’uno sguardo le puttane Che mettono a nudo mercanzia: Tutto che tu non sia M’è poco e nulla e vuoto. Ma la lieve cascata Dei capelli del colore d’autunno La bianca pelle, i gesti usati, Mi rendono un porto di sospiri. Possa l’agile nave D’un tuo pensier un giorno riposare In tal cala ascosa Ed altri sospiri ancor rubare.

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Versi a Rossana #3

O Dio, perché tant’ardo? Perché di tant’amor mi bruci il core? Perché i sospiri lo spirto gagliardo Mi strappan dal petto ad ogni sguardo Mio a lei, a me suo, dolce Signore? Strappi a questo petto il cuore, frantumi tua misera creatura. Tu m’hai promesso gioia in tal amore, In questo amore gioia mi rendi, Ché non son vani i tuoi giuramenti!

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Versi a Rossana #2

D’improvviso lo spavaldo füoco Ghiaccio s’è fatto in petto; Ardente amore teme difetto Del mio cor o del mio viso amante Indegno mi faccia al dolce gioco. O bocca e cor ardente, Tremebondi al pensier di lei stupenda, Non tremate ancor, Ancor il capo mesto non piegate A pensier tristo ed a distanza amara! Non v’è gioia per il vile che dispera! È quando cala l’ombra della sera Che si prova l’amore della luce, E se non è esso che ci conduce In quale amor sperare potremo?

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