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Edoardo Dantonia

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Edoardo Dantonia: classe 1992, sono il più giovane e il più indegno di questo terzetto di spostati che si fa chiamare Schegge Riunite. Raccontavo storie ancor prima di saper scrivere, quando cioè imbastivo veri e propri spettacoli con i miei pupazzi, o quando disegnavo strisce simili a fumetti su innumerevoli fogli di carta. Amante della letteratura, in particolare quella fantastica e fantascientifica, il mio sogno è anche la mia più grande paura: fare della scrittura, cioè la mia passione, il mio mestiere. Ho esordito lo scorso settembre col mio primo libro, Rivolta alla Locanda, racconto umoristico ispirato al mio modello letterario, Gilbert Keith Chesterton.

Meno liberi di un servo

Siamo soliti pensare alla servitù medievale come servitù della gleba, come a una forma di schiavitù peggiore di quella antica, una condizione in cui un essere umano valeva meno di una zolla di terra. Servi della gleba, usato in maniera dispregiativa, è uno di quei concetti che ci vengono impiantati in testa, vuoi per semplicità, vuoi per pura malafede, fin dalle prime classi delle elementari. Ora, il grosso problema di questa espressione non è la sua veridicità o meno: in qualche modo è vero che esistevano accanto ai servi veri e propri, cioè quelli che verranno poi detti sclavi/slavi, i …

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Besson imbroglion

Il regista Luc Besson, realizzando il film su Santa Giovanna d’Arco, deve aver pensato che le apparizioni di Santa Margherita, Santa Caterina e l’arcangelo Michele fossero motivi o troppo deboli o semplicemente inverosimili per spingere una giovane e anonima fanciulla francese a muovere guerra contro inglesi e borgognoni per restituire il trono al Delfino. Così, credo, ha pensato bene di dargliene uno ben più valido, cioè lo sterminio della famiglia da parte di un contingente inglese, con tanto di stupro ai danni della povera sorella (un buon stupro è sempre un ottimo pretesto per far impazzire il protagonista di turno). …

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Antistoricità della Storia

Se si vuole studiar la storia, non bisogna studiare storia. Questo è un dogma che andrebbe insegnato fin dalle prime classi delle elementari, quasi come un mantra da mandare a memoria. Ben vengano i manuali, le antologie, i compendi e tutti quei materiali didattici che possono in qualche modo introdurre allo studio del passato; ma insieme alla loro fruizione, andrebbe impartita anche la consapevolezza che il loro scopo è puramente propedeutico. Insieme alle odiose schematizzazioni periodiche, politiche e via dicendo, si dovrebbe specificare che sono, per l’appunto, delle schematizzazioni e nulla più. Il Medioevo è una periodizzazione del tutto arbitraria; …

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Io non consumo

Il cliente non ha sempre ragione. Ma considerarlo il disumano ingranaggio di una catena di montaggio è l’opposto a cui nessun esercente dovrebbe puntare. Siccome non mi piace fare cattiva pubblicità, almeno non pubblicamente, non farò il nome del bar da dove sono stato praticamente cacciato, nemmeno tanto garbatamente, perché stavo occupando un tavolo da un paio d’ore (pagando consumazione e coperto, ca va sans dire) perché “se arriva altra gente ho bisogno del tavolo”. Farò invece il nome di un esempio virtuoso, di un luogo che ho già avuto modo di lodare e che voglio tornare a consigliare a …

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Perisca prosa!

Versi liberi, versi sciolti Per il popolo, per i colti, Che sian dritti oppure storti, Un po’ lunghi e un po’ corti. Di morali sian latori, Di sollazzi portatori, Da leggere ai figlioli O da recitar da soli. Con penna o con matita, Od anche con le dita O guisa più gradita. Poco conta come: Tempo, posto o nome, Rime non sian dome. Ma una cosa Io urlo a iosa: Perisca prosa!

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Libero!

“Libero, libero sono!”, Amaro e tetro volatil, Omai sanza piume resto, Strilla e grida e vocia. “Non come servo canide, Né pingue e pigro felino, Ma come impetuoso vento E inarrestabil acqua” Ma domestiche bestie, Le membra stiracchiando, Al pennuto risposero: “Bada bene, folle uccello, A seduta stante smetter Con la gabbia far rumore”

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“Ho visto uomini chinarsi verso terra, non ho mai visto uomini volare”

L’amico Samuele Macchi risponde al mio pezzo su arte, cinema e pubblico (che potete trovare qui), e io lo pubblico volentieri. “L’arte in quanto forma espressiva della personalità del singolo è totalmente libera, autocratica e anarchica. Ma in quanto opera (intesa come prodotto di un lavoro prolungato nel tempo) non sfugge alle regole del mercato, cioè alla volontà del committente/compratore. Michelangelo non chiese l’opinione del calzolaio per affrescare la Sistina e, tuttavia, papà Giulio II, lo sponsor, gli impose di coprire i genitali di tutti i suoi personaggi. E censurati li osserviamo ancora oggi. In questo senso l’arte è tanto …

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Il pubblico ha rotto il c***o!

Non sono un estimatore di Riccardo Scamarcio, ma faccio parte di quelli che hanno accolto con estrema soddisfazione il suo intervento presso il Bif&st di Bari di quest’anno, quando cioè si è sfogato dicendo: “Il problema è il pubblico, e scusate ma voi rompete il c***o. […] Voi volete interagire con lo spettacolo, volete applaudire, ma che c***o applaudite?”. Nonostante i francesismi, o forse proprio grazie a quelli, è infatti riuscito ad esprimere con efficacia un concetto che mi è particolarmente caro: l’artista deve infischiarsene del pubblico. Il rapporto attore-spettatore, ma anche più in generale artista-fruitore, non può e non …

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L’orco non è solo

Sulle ultime dichiarazioni della Lawrence, cioè sul fatto che molte attrici come lei siano state sottoposte a rigide e umilianti selezioni in base a bellezza e girovita (ma la cosa vale anche e soprattutto per tutte le altre molestie di cui si è parlato in questi giorni), non viene a nessuno un rigurgito nei confronti di questa semplificazione? Nessuno si chiede: “Ma davvero la faccenda riguarda solo carnefice e vittima? Veramente abbiamo A che vessa B, B che subisce A e basta?”. Non dico che sia lei a semplificare, ci mancherebbe. Siamo noi che ci nutriamo di queste notizie senza …

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Stuprus in fabula

Esiste una retorica che trovo a dir poco insopportabile che vorrebbe ignorare il male in favore di una sorta di libertà, che altro non è che mera illusione di poter fare quel che si vuole a dispetto di pericoli oggettivi. Questa retorica spicca nel dibattito sullo stupro e vorrebbe le donne assolutamente libere di vestirsi come vogliono, di non sottostare alla tirannia del maschio violentatore. Io sono del tutto d’accordo: la donna dovrebbe essere libera di andare in giro nuda senza timore che qualcuno l’aggredisca. Dovrebbe. Purtroppo il mondo non è giusto, o come si suol dire “la giustizia non …

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