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Radici profonde non gelano (#3)

“All’improvviso ho realizzato che due persone non bastano, ci vuole un appoggio. Se si è soltanto in due e uno perde la testa, rimane da solo. Due non è un buon numero…”

About a boy

L’esperienza del singolo non è sufficiente, ma neanche l’esperienza della famiglia lo è; l’uomo ha bisogno di qualcosa di più, non solo per sopravvivere, come riteneva Hegel, ma anche semplicemente per vivere. L’uomo ha bisogno di rapporti che non è detto debbano poi continuare e svilupparsi, ma che permettano a lui di crescere, di vivere e di respirare. Non ci si può rinchiudere in un hortus conclusus e sperare di sopravvivere lontani da tutto il resto; l’uomo è fatto per il mondo e in ogni caso per necessità deve entrare in contatto con quelli che lo circondano, anche se non gli sono troppo congeniali e preferirebbe starsene per conto suo. Il contatto con le persone che non ci sono affini ci costringe a smussare i nostri spigoli, ad adeguarci e a comprendere le cose che sono maggiormente importanti per noi e principalmente quanto siano fondamentali questi rapporti, quanto cambi la nostra vita comune solo al mutare del nostro modo di legarci agli altri. Può sembrare follia, ma più si ampia il numero di persone che conosciamo, più ci leghiamo ad esse, più impariamo a voler bene, più si entra a far parte di un partito o di una fazione, se così mi è permesso di chiamare questo avvenimento singolare. Emergono, infatti, interessi ed affinità comuni che ci legano ad alcuni e ci allontano da altri; le differenze producono necessariamente contrasti, ma allo stesso tempo oggetti di condivisione che rafforzano gli affetti fino a produrre appartenenze. Osservate una classe delle medie o delle elementari e vedrete che, per quanto sia unita nel suo insieme, in essa ci sono almeno tre o quattro fazioni legate da diversi interessi, ed il divario andrà ampliandosi col passare degli anni; questo può costituire un ostacolo alla convivenza civile, ma la scelta è l’appiattimento o la riduzione alle differenze a qualcosa di insignificante.

Esiste un modo di vivere in cui le differenze non vengano schiacciate e appiattite, ma valorizzate ed allo stesso tempo non ci si costringa a vivere soli o in gruppi chiusi? Esiste un modo di evitare  l’omologazione e allo stesso tempo la società segreta e la setta?

A mio parere esiste un solo modo, ovvero un ideale comune che sia per tutti ed allo stesso tempo non generico, che possa lasciare la libertà a ciascuno di essere ciò che è ed allo stesso tempo lo leghi indissolubilmente a chi gli sta intorno.

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About Samuele Baracani

Samuele Baracani: nato nel 1991, biellese, ma non abbastanza, pendolare cronico, cresciuto nelle peggiori scuole che mi hanno avviato alla letteratura e, di lì, allo scrivere, che è uno dei miei modi preferiti per perdere tempo e farlo perdere a chi mi legge. Mi diletto nella prosa e nella poesia sull'esempio degli autori che più amo, da Tasso a David Foster Wallace. Su ispirazione chauceriana ho raccolto un paio di raccontini di bassa lega in un libro che ho intitolato Novelle pendolari.

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