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L’errata pastorale è diplomazia, politica, propaganda, resa, armistizio, ambiguità, eresia

«Non si può fare la teologia senza la metafisica, non si può fare magistero senza dogmatica.
Dopo Pio XII, da allora in poi è successo che la forma dogmatica del magistero, che è l’unica possibile – perché il magistero serve per divulgare, applicare, sviluppare la verità rivelata da Cristo – è stata sostituita da una cosa che – a torto – viene chiamata pastorale, che in fondo non è altro che diplomazia, politica, propaganda, fuga dai pericoli che vengono dal mondo che opprime e combatte la Chiesa, tentando ingenuamente di salvare il salvabile attraverso la resa, attraverso l’armistizio.
Chi ha iniziato questa politica ecclesiastica è stato il papa san Giovanni XXIII, che ha fatto tante cose buone nella sua vita altrimenti non sarebbe stato canonizzato, ma ha fatto una cosa che è a dir poco stolta in quel discorso che si chiama Gaudet Mater Ecclesiae – non l’indizione del Concilio Vaticano II, atto di governo legittimo -, il fatto di indirizzare il Concilio a non condannare più nessun errore e a considerare tutti gli errori della civiltà non cristiana, del pensiero non cristiano e degli anticattolici e degli anticristiani, considerarli tutti come forme implicite di verità, attorno a questo termine assurdo che è il dialogo, termine di fronte al quale nostro Signore Gesù Cristo sobbalzerebbe dalla sorpresa. “Io ho mandato a predicare, non ho mandato a dialogare, a fare armistizio”».
«La condanna non è altro che l’altra faccia del dogma. Se è vero che Dio è Padre Figlio e Spirito Santo bisogna condannare chi nega la Trinità. Se è vero che Gesù è Dio, la seconda persona della Santissima Trinità, chi nega che Gesù sia Dio è da condannare, non la persona. Si condanna l’eresia. Se uno fa una affermazione che è in contraddizione con il dogma, costui è eretico, è formalmente eretico. È per tanto scomunicato. Non può essere un maestro. Che cosa è successo smettendo di condannare? Che quello che si dice in positivo tentando di non condannare è talmente annacquato il dogma in positivo che addirittura il linguaggio viene preso da quelle filosofie che negano i dogmi, le filosofie insite in tutta la teologia protestantica e anche nelle altre forme di filosofia contemporanea di cattolici, protestanti e atei che hanno rinunciato alla metafisica, per cui parlano in maniera fumosa e ambigua. Tutte queste cose comportano che dopo l’abolizione della condanna dogmatica per la difesa del dogma, il dogma non viene più difeso, anzi non viene più nemmeno enunciato e al posto del dogma si enunciano cose molto molto ambiuge come è ambiguo il linguaggio dell’umanesimo ateo, il linguaggio dell’esistenzialismo, della fenomenologia, di tutte quelle filosofie che non prendono posizione di fronte alla realtà ma assemblano a piacimento idee arbitrariamente tirate fuori dalla cultura».
«Quello che ha creato tanta crisi nella Chiesa non è un magistero erroneo, ma è il cedimento delle autorità ecclesiastiche alla pressione del mondo anticristiano, per cui non è che si fa un magistero erroneo – questa è una contraddizione in termini perché non può esserci -, non si fa magistero, ma politica oppure si fanno esortazioni di vari generi che non hanno nessun valore vincolante per la coscienza dei fedeli. Per esempio affermare che “non sempre chi è in una situazione oggettiva di peccato lo è soggettivamente”. Che vuol dire? Non vuol dire niente. Soggettivamente che significa? La coscienza del peccatore non si sa quanto sia consapevole della gravità della colpa e quanto sia volontaria l’infrazione del comandamento. Va bene, ma che cosa c’entra? Non sempre si sa… e chi lo sa? Non lo sa nessuno. C’è un teologo un tempo mio amico che ha scritto vari articoli contro di me dicendo “Può essere in grazia di Dio anche chi è adultero”. Come lo fai a sapere? De interni neque Ecclesia iudicat. Anche nel sacramento della penitenza, il sacerdote che è giudice delle condizioni soggettive del penitente perché possa ricevere l’assoluzione deve vedere se è veramente pentito e disposto a rettificare e rimediare: egli sta alle dichiarazioni… il sacerdote non vede nella coscienza. Può anche essere ingannato. Il sacerdote in buona fede allora assolve, ma l’assoluzione non c’è, non c’è la grazia di Dio, l’azione di Cristo. Chi rimane danneggiato è quel penitente. Quella frase lasciata lì nell’esortazione crea confusione. Se uno viene da me e mi dice che ha lasciato sua moglie e figli e sta con un’altra e vuole fare la comunione io gli dico così no perché occorre tutto un itinerario… Vedete che conseguenze può portare l’ambiguità?»
 
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About Francesco Tosi

Francesco Tosi: 1986 Rimini, avevo così voglia di vivere che sono nato prima di nascere (al quinto mese), poi ho continuato a nascere e rinascere nel corso della mia vita, in spirito, acqua e sangue. Filosofo per forma mentis e formazione, letterato e Teo-filo per passione, editore digitale per professione, fanno di me un cultore del verbo e servitore della parola (altrui). Autore di tesi di laurea su un cardinale della Chiesa Cattolica, ex gesuita, von Balthasar, e su un letterato anglicano, Lewis che hanno in comune una visione teo-drammatica dell’esistenza, sto ultimamente dilettandomi nella loro revisione e pubblicazione.

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