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Il forzoso tentativo di “eleganza” della gente, un distacco dalla realtà semplice del volgo cui si appartiene

Il forzoso tentativo di “eleganza” della gente (intesi per “gente” quelli che non sono un popolo, ma aggregazione massiva di individui uniformati nei gusti e nell’imperativo di pensare col sentimento anziché con la ragione) nel distacco linguistico dalla volgarità sui temi discussi (vedi i termini proibiti “finocchio” o “negro”) è mimo di un distacco dalla realtà semplice del volgo cui si appartiene, che produce quel tipico provincialismo (inteso come uniformità nell’odiare tutto ciò che è affermazione -almeno tendenziale- di significato, di valore, quindi civiltà: la provincia sta ai margini della civitas) ch’è rappresentazione plastica del concetto di trivialità. Niente è triviale come il deodorante sul sudore o il completo sulla scarpe da tennis. La sinistra italiana -come vettore del pensiero radicale e nichilista della borghesia- è stata ed è in questo senso la forza più banale e triviale della storia dell’Occidente.

Se non ci si vergogna di dire “negro” o “finocchio” (giusto ieri sera ho visto “Berlinguer ti voglio bene”: allora anche Benigni non si faceva problemi a dire “finocchione” e “frocione”, già nei primi 3 minuti di scena) ci si può allora poi permettere qualche volo linguistico verso l’alto. Chi non si vergogna di venire dalla terra, può divertirsi in qualsiasi cielo.
Faccio riferimento alla definizione gomezdaviliana di borghesia: “borghesia è un insieme di individui soddisfatti di ciò che sono e insoddisfatti di ciò che hanno”, è quindi la sostituzione dell’avere all’essere, del soggetto all’oggetto, della libertà come emancipazione alla libertà come rapporto generativo nell’appartenenza, dell’utile al bello.
Non lo intendo come “ceto medio”, ma come “ceto avido”, come gruppo connotato essenzialmente dal consumo come valore fondamentale.
Solo una questione di legenda, chi mi legge solitamente sa che in senso utilizzo il termine “borghese”: come categoria di pensiero e non di censo.
Borghesia indica una mentalità nuova che sorge al termine del Medioevo e che ha una concezione utilitaristica della vita e strumentalistica della ragione, che può identificare il valore della vita nelle forza delle virtù umane, nella natura, nell’Uomo anche prescindendo dalla degenerazione economicistica.
C’è un capitalismo buono che non soggiace alle determinazioni che ho indicato con “borghesia”, in quanto massimizza i profitti e la libertà economica senza assumere come significato esauriente della vita il consumo come annientamento nichilistico di valori ulteriori. Quindi anche il termine “capitalismo” per indicare quel di cui parliamo è a suo modo equivoco, o quantomeno polivoco. L’importante è mettersi d’accordo sui significati. La lingua può essere convenzionale, i concetti no.

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About Lorenzo Gasperini

Allergico al pensiero debole e al buonismo. Reazionario integrale e autonomista. Capogruppo a Cecina.

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