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Il metodo catalogico-analogico della “trasposizione”

Filosofia e teologia del “mito cristiano” #1
Il metodo catalogico-analogico della “trasposizione”

Nel saggio intitolato Transposition, originariamente letto come sermone il 28 maggio del 1944 a Oxford nella cappella del Mansfield College, riportato dal The Daily Telegraph il 2 Giugno 1944 avente per titolo “Modern Oxford’s Newman”, infine pubblicato all’interno della raccolta The Weight of Glory nel 1949, Lewis ricomprende teologicamente uno strumento concettuale spesso presente nel suo filosofare precedente la conversione: l’analogia.

Questo strumento inizialmente concepito come aristotelica analogia proporzionale o similitudine o metafora, viene ricompreso, dopo la conversione, grazie allo studio di sant’Agostino[1] e di san Tommaso[2] soprattutto nel 1940, sia come analogia entis che come catalogia (kata-logos). Anche se è necessario rilevare che Lewis non ha mai utilizzato letteralmente i due termini appena nominati e che tale assunzione è avvenuta in maniera assolutamente implicita come strumento concettuale, meditativo e non letteralmente come concetto in sé stesso, non è meno vero che Lewis abbia assunto queste categorie, a tal punto che P.H. Brazier nel suo C.S. Lewis Revelation and the Christ: Revelation, Conversion and Apologetics non esita a definire l’intrecciarsi dell’analogia entis e dell’analogia fidei nella sua meditazione come «il cuore dello sviluppo del metodo teologico di Lewis»[3].

L’armamentario concettuale dell’analogia entis, dell’analogia fidei, dell’analogia e della catalogia emergono spontaneamente in Lewis dalla sua dottrina della trasposizione: la trasposizione è un «concetto chiave della sua comprensione di come la rivelazione ci sia stata comunicata e di come noi comprendiamo l’incarnazione»[4].

Il concetto della trasposizione catalogico-analogica, di discesa catalogica e di risalita analogica, è stato meditato a partire dal cammino di fede personale di Lewis e a partire dalla meditazione dell’evento dell’incarnazione di Gesù Cristo, della Sua missione, morte e risurrezione[5].

Se, come ricorda sempre Brazier analizzando questo saggio, «tutto ciò che possiamo affermare su Dio, su Gesù Cristo e sulla vita cristiana è analogico»[6], possiamo sostenere ancor di più che tutto ciò che possiamo affermare sulla vita intima di Dio, sulla vita intima della Trinità, su Gesù Cristo, è reso possibile dal movimento catalogico di rivelazione del Dio che si fa uomo.

«Nel racconto cristiano Dio scende per risalire. Lui scende giù dalle altezze dell’essere assoluto nel tempo e nello spazio, scende nell’umanità […]. Lui scende per risalire e portare con Sé il mondo intero in rovina»[7].

Il movimento analogico è innestato in e sostanziato da quello catalogico perché quello catalogico viene prima. Il movimento della Rivelazione viene prima.

L’intelletto umano se fosse abbandonato a sé stesso nella risalita analogica sarebbe costretto al solo atto dello spogliare l’idea umana di Dio dai suoi attributi umani e, una volta eseguita questa rimozione, non avremmo «altre risorse alle quali attingere quegli attributi della divinità evidentemente veri e concreti che dovrebbero andare a sostituirle»[8]. Il risultato di questa spoliazione sarebbe uno «zero assoluto»[9].

Ciò che abbiamo descritto nel paragrafo precedente come “movimento di discesa e di risalita”, di “morte e rinascita” e che qui osserviamo da un punto di vista epistemologico di discesa catalogica e di risalita analogica, viene posto ancor più chiaramente al centro dalla dottrina dell’incarnazione[10]: è uno “schema” che «esiste in natura perché prima esiste in Dio»[11].

«Lo schema totale […] è quello della Morte e Rinascita, poiché certo nessun seme cadde mai da un albero così bello, in un suolo così oscuro e freddo, da poter fornire altro che una debole analogia per l’enorme discesa e ascesa nella quale Dio ha riportato in superficie il fondo salato e fangoso della Creazione»[12].

A partire dalla trattazione della discesa dello Spirito Santo nel giorno di Pentecoste e dalle conseguenze che questa ha avuto (prima delle quali il fatto che gli apostoli fossero compresi da popoli parlanti lingue differenti), le questioni a cui Lewis cerca di trovare una soluzione all’interno di Transposition sono, da una parte, il problema della continuità tra realtà palesemente corporali/materiali e realtà spirituali, e, dall’altra, il problema della ricomparsa nella nostra vita soprannaturale di elementi che compongono la nostra vita naturale[13].

«Se siamo davvero stati colti da una rivelazione soprannaturale, non è piuttosto strano che un’Apocalisse non riesca a fornire il paradiso di nient’altro che una selezione di esperienze terrene (corone, troni e musica), che la devozione non riesca a trovare altro linguaggio che quello degli amanti umani e che il rito mediante il quale i cristiani realizzano l’unione mistica si riduca semplicemente all’antico e familiare atto del mangiare e del bere? E potremmo aggiungere che lo stesso identico problema si verifica anche a un livello inferiore, non solo tra spirituale e naturale ma anche tra livelli superiori e inferiori della vita naturale»[14].

Quale continuità può sussistere tra la realtà spirituale e quella corporea, tra il soprannaturale e il naturale, tra Dio e l’uomo[15]?

A causa della difficoltà nel trovare una soluzione, critici e scettici non cristiani negherebbero la stessa esistenza del soprannaturale relegandolo al naturale e spiegandolo in base al naturale.

Non potendo infatti effettuare una risalita completa dal naturale al soprannaturale sarebbero facilmente indotti – a causa del loro scetticismo – a cadere nell’errore della negazione del soprannaturale e di una conseguente spiegazione unilateralmente naturalistica.

Il concetto di trasposizione entra in gioco proprio per rispondere a quesiti di tale portata.

Il concetto di trasposizione viene analizzato sia dall’alto (come discesa o abbassamento catalogici dello spirituale nel corporale) che dal basso (come tentativo di risalita analogica dal corporale verso lo spirituale) come polarità inscindibile in cui il primato spetta al movimento di discesa catalogica.

La trasposizione dall’alto non è un processo evolutivo dal basso verso l’alto, non consiste in una risalita analogica ma in una discesa catalogica di assunzione del più piccolo nel più grande, del più piccolo da parte del più grande[16].

La trasposizione dal basso invece consiste nel movimento di risalita analogica dal basso verso l’alto, dal più piccolo al più grande, ma, come vedremo, ha il suo fondamento unicamente nel movimento opposto, nella trasposizione dall’alto.

[1] Brazier 2012, C.S. Lewis Revelation and the Christ, The Work of Christ Revealed, Kindle Edition, pos. 6192.

[2] Brazier 2012, C.S. Lewis Revelation and the Christ, The Work of Christ Revealed, Kindle Edition, pos. 6192.

[3] Brazier 2012, C.S. Lewis Revelation and the Christ, An Annotated Bibliography and Resource, Kindle Edition, pos. 3192.

[4] Brazier 2012, C.S. Lewis Revelation and the Christ, Revelation, Conversion and Apologetics, Kindle Edition, pos. 4644.

[5] Cfr. Brazier 2012, C.S. Lewis Revelation and the Christ, Revelation, Conversion and Apologetics, Kindle Edition, pos. 4651-4657.

[6] Cfr. Brazier 2012, C.S. Lewis Revelation and the Christ, Revelation, Conversion and Apologetics, Kindle Edition, pos. 5153.

[7] M, p.180.

[8] M, p.143.

[9] M, p.143.

[10] Cfr. M, p.181.

[11] M, p.181.

[12] M, p.181.

[13] Cfr. WG, p.94.

[14] WG, pp.94-95.

[15] Cfr. WG, p.104.

[16] Cfr. WG, p.111.

About Francesco Tosi

Francesco Tosi: 1986 Rimini, avevo così voglia di vivere che sono nato prima di nascere (al quinto mese), poi ho continuato a nascere e rinascere nel corso della mia vita, in spirito, acqua e sangue. Filosofo per forma mentis e formazione, letterato e Teo-filo per passione, editore digitale per professione, fanno di me un cultore del verbo e servitore della parola (altrui). Autore di tesi di laurea su un cardinale della Chiesa Cattolica, ex gesuita, von Balthasar, e su un letterato anglicano, Lewis che hanno in comune una visione teo-drammatica dell’esistenza, sto ultimamente dilettandomi nella loro revisione e pubblicazione.

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