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Chisciana follia

Me ne cammino tranquillo per i corridoi dell’Università quando noto un manifesto fitto di scritte con un’accattivante silhouette di don Chisciotte  e, attirato, mi fermo a leggere. Dopo una citazione sull’importanza della libertà mi fermo. Leggo, rileggo, osservo con cura, strabuzzo gli occhi e infine trattengo un moto di sorpresa leggermente stizzosa per la frase seguente che afferma: “secondo Cervantes leggere rende liberi”.

Ora, io mi sono tenuto alla distanza più lunga possibile dalle fantasie ingegnose dei critici letterari, ma non credevo che la mente umana e il condizionamento culturale potessero arrivare a tanto. Il fatto è che come viene ripetuto più e più volte nel libro, Cervantes ha scritto il Don Chisciotte per dimostrare che la lettura fa male, che rende folli. Il nostro moderno, schiavo delle convenzioni della scuola e dell’editoria selvaggia, cerca di propinarci l’idea che i libri siano buoni, che la lettura insegni e questo è quasi vero; il monco scrittore ci dice che invece essi conducono alla pazzia scriteriata. E, mi dispiace dirlo con tanto franca durezza, ha ragione. Noi leggiamo troppo, non troppo poco e leggiamo troppo perché, come il povero Don Chisciotte, leggiamo male. Andate in una qualsiasi libreria e osservate la vetrina: quanti di quei libri fra vent’anni saranno ancora considerati grandi? Quanti fra quaranta? Considerate la vostra biblioteca domestica: quanti dei vostri libri vi sono davvero stati utili e quanti invece sarebbero ben più degni delle fiamme? Dentro agli stessi libri, quante parti sono inutili o dannose, non di rado fatte per prolungare nel numero di pagine e lasciare ugualmente il lettore a bocca asciutta e mente arida?

La lettura non è un semplice passatempo, ma un’attività che condiziona profondamente l’intelligenza umana, le dà una certa struttura, pone delle regole, non sempre visibili, alla nostra fantasia, ci fornisce dei modelli da imitare. Leggere ci inserisce in un mondo che anche se non è reale può essere molto utile per comprendere la realtà, un piccolo giardino cintato in cui si può stare per un certo tempo, affrontando una vita più semplice per poter comprendere meglio quella esterna, una palestra a volte che ci addestra, ma che non può occupare il nostro tempo, perché il suo scopo è di introdurci alla vita maggiormente consapevoli. Sarebbe bene perdersi in una miriade di esercizi inutili che non producono né forza, né massa, né resistenza, ma semplicemente ci fanno sentire attivi e dunque appagati di noi stessi? Perché la lettura esaltata in sé è come il movimento esaltato in sé, non è necessariamente buono, non è necessariamente corretto, non è necessariamente giusto.

Leggete poco, leggete bene, strappatevi dalla vostra ordinaria follia, inseguite la sapienza.

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About Samuele Baracani

Samuele Baracani: nato nel 1991, biellese, ma non abbastanza, pendolare cronico, cresciuto nelle peggiori scuole che mi hanno avviato alla letteratura e, di lì, allo scrivere, che è uno dei miei modi preferiti per perdere tempo e farlo perdere a chi mi legge. Mi diletto nella prosa e nella poesia sull'esempio degli autori che più amo, da Tasso a David Foster Wallace. Su ispirazione chauceriana ho raccolto un paio di raccontini di bassa lega in un libro che ho intitolato Novelle pendolari.

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